Qatar: dalla Cina tecnologie per produrre frutta e verdura nel deserto

La tecnologia arriva laddove la natura, probabilmente, non è stata troppo magnanima. E per fortuna, oseremmo dire: oggi vi raccontiamo il caso del Qatar che, durante la (appena trascorsa) Coppa del Mondo di Calcio 2022 targata FIFA, ha trovato il modo di servire ai calciatori ospiti per gareggiare e ai tifosi frutta e verdura fresca. Ovviamente, questo parrebbe “scontato” in altri Paesi con flora e fauna più variegata, ma non per il Qatar. In maniera simile ad altri Paesi del Medio Oriente (e vicini), i quatarini hanno chiesto un sostanzioso aiuto per quanto riguarda le tecnologie agricole. In questo caso, gli interpellati sono stati gli esperti cinesi, in particolare quelli della regione del Sichuan.

Geografia del Qatar: cosa si coltiva e quali sono le difficoltà?

Situato sulla costa nord-occidentale del Golfo Persico, da sempre il Qatar ha avuto grandi difficoltà per l’approvvigionamento e il consumo delle materie prime agricole (nonché di bestiame). Si è da sempre rivolto ai Paesi esteri, stringendo accordi anche a somme discretamente elevate. I suoli del Qatar sono sostanzialmente improduttivi per l’utilizzo agricolo, in quanto formati da calcare, con frequentissime dune di sabbia molto irregolari e da un substrato scarsamente roccioso e fragile. Un suolo particolarmente salino e senza irrigazione, la vegetazione presente soltanto a Nord del Paese e un sole feroce impediscono quasi la totalità delle coltivazioni.

L’accordo per l’agricoltura tra Qatar e il Sichuan

Le esigenze dettate dalla grande quantità di persone presenti in Qatar per i Mondiali di calcio ha reso necessaria un’altra soluzione, più veloce innanzitutto. Ci si sta lavorando sin dalla fine del 2019, grazie all’Istituto di Agricoltura Urbana (IUA) in Sichuan. I ricercatori hanno constatato che il “vecchio” metodo qatariota di agricoltura – consistente in container nel deserto dove venivano piantati ortaggi, forniti acqua e luce artificiale – non erano molto efficienti anche a causa del grande dispendio energetico. Infatti, senza i condizionatori sarebbe impossibile controllare la temperatura all’interno dei container.

La soluzione delle serre ombreggiate

Quindi, prima di utilizzare i container, è stato suggerito di installare delle serre “ombreggiate”, nel senso che producono ombra, affinché i raggi del sole (particolarmente forti e dannosi per le coltivazioni in Qatar) non andassero a colpire direttamente il tetto dei container. Come spiega l’esperto dell’Istituto cinese, in quelle zone desertiche è molto feroce la luce del sole, e ridurne l’impatto sulle serre può portare a benefici a livello energetico.

I prossimi passi per l’agricoltura in Qatar (e nelle altre zone desertiche)

Al momento, si sta anche pensando di rendere le serre “produttive” e non soltanto ombreggianti. Inoltre, il controllo sulla luce sta giocando un ruolo fondamentale. Non più luce naturale diretta del sole, ma luce a LED, che modifica al bisogno la quantità e la tipologia di luce necessaria ai diversi tipi di piante e correlati. Sempre secondo l’esperto dell’Istituto cinese, sono state messe a punto formule e combinazioni diverse di luci, atte a soddisfare un buon numero di ortaggi e verdure. Le stesse tecnologie, inoltre, potrebbero presto essere esportate in Paesi come la Mongolia, che presenta steppa e terreni improduttivi, simili al Qatar. Fino ad ora, lo IUA cinese ha contribuito a produrre derrate agricole anche in posti dove si sfiorano i 55°C.

La tecnologia idroponica combinata alla tecnica Leitu

Una volta fatti i container, le serre, regolato la luce, come si coltivato gli ortaggi e le verdure? Un complesso sistema di agricoltura idroponica, unito alla tecnica Leitu, ha permesso di espandere la gamma di derrate coltivabili.

Cos’è la tecnologia idroponica?

Detto in parole molto stringate sulla orticoltura idroponica: si tratta di un particolarissimo procedimento, che sta vedendo una buona espansione, di coltivazione che prevede l’assenza del terreno e la presenza di speciali miscele di appoggio per le radici delle piante. Si tratta di una delle cosiddette tecniche fuori suolo: la miscela di appoggio è un substrato inerte di materiali, cui viene irrigata una speciale mistura di acqua e sali minerali che fanno da nutrimento alla pianta. Le coltivazioni idroponiche devono essere costantemente monitorate, ma in molti Paesi si sta facendo strada come metodo alternativo in mancanza di terreno utile, proprio con in Qatar.

L’idroponica e la combinazione con la tecnica Leitu

La tecnica Leitu, portata dai cinesi, ha permesso la riduzione dei costi di gestione rispetto al solito, nonché l’espansione della gamma di verdure e ortaggi possibili da ottenere in Qatar. In poche parole, la Leitu aiuta a diversificare la produzione, aiutando ad ottenere condizioni ambientali diverse per ottenere altre colture diverse dalle verdure a foglia larga (dove l’idroponica funziona moltissimo). Insieme, le due tecniche hanno permesso di controllare alla perfezione l’umidità dell’ambiente, la temperatura, la gestione delle risorse energetiche ed aumentare anche la densità di prodotto pur avendo la stessa disponibilità di spazio.

Cosa si produce adesso in Qatar?

La produzione, grazie alla combinazione di queste due tecniche molto avanzate, ha permesso di ampliare la gamma di ortaggi e verdure disponibili: si è passati dalle sole tre tipologie di verdura disponibili soltanto tre anni fa a più di 30 tipologie diverse. Si va dalla lattuga a foglie larghe, cavolo nero, cavolo tradizionali, diverse tipologie di peperoni, spinaci, sedano, cetrioli, melanzane e pomodori.

[Crediti | China.org]

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