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Negroni: conoscete il cocktail più servito al mondo?

Il fascino del Negroni non tramonta mai; sarà la sua semplicità nella composizione, oppure la selezione degli ingredienti… ciò che è sicuro è che resterete colpiti dalla sua corposità, dai suoi profumi e da quel retrogusto leggermente amaro quanto basta a non renderlo stucchevole.

Si tratta di un cocktail che ha sempre avuto la sua decisa dose di fascino, aumentata negli ultimi anni grazie alla bravura dei bartender, ad un certo Italian Sounding ed anche alla presenza di tantissime varianti. Pensate che, all’inizio del 2022, la rivista Drink International ha rilasciato come di consueto la lista dei cocktail più serviti del mondo. Dopo otto anni di dominazione dell’Old Fashioned, il Negroni è, attualmente, il cocktail più servito nei bar di tutto il mondo. Più di un quarto dei bar presi come campione statistico gli assegna il titolo di cocktail più venduto; più della metà dei cocktail sono Negroni nella sua ricetta tradizionale, l’altra metà è frammentata tra le varie versioni.

Andiamo a conoscere un po’ più da vicino questo cocktail dal fascino intramontabile e… aristocratico.

Tre è il numero magico se vuoi ottenere un Negroni perfetto.

Il numero tre è la chiave del dosaggio; tanto per cominciare, tre sono gli ingredienti. Bitter, Vermouth e Gin. Tre sono anche i centilitri di ogni ingrediente che occorrono per rendere il vostro Negroni un’esperienza da fare almeno una volta nella vita (attenzione: il rischio di ripeterla è elevato!).

Occhio a non esagerare, il suo grado alcolico è bello alto e potreste ritrovarvi piacevolmente alticci, in poco tempo e senza rendervene conto.

Pronti a saperne di più sul Negroni?

Venite con noi, vi portiamo indietro nel tempo, alla scoperta della nascita di questo drink.

Il Negroni è un cocktail tanto recente quanto aristocratico: lo ha inventato un conte, lo sapevate?

Inizi del Novecento: siamo in una Firenze in pieno fermento, seduti al prestigiosissimo Caffè Casoni, storico locale che ospita la migliore aristocrazia toscana, artisti e letterati del tempo. La clientela è molto eterogenea, alcuni sono personaggi di rilievo, ma solo uno di questi farà storia, diventando per sempre immortale: il conte Camillo Negroni. E già qui potrebbe iniziare ad esservi chiaro il passaggio relativo all’attribuzione del nome di questo drink.

Prima di raccontarvi del drink omonimo, vale la pena di spendere qualche rigo su questo personaggio un po’ sopra le righe e sicuramente interessante del Secolo Breve.

Il conte Negroni era un uomo pieno di interessi, molto diversi tra loro: un conoscitore di lingue straniere, elegante, colto e coraggioso. La sua abilità da cavallerizzo lo porta ad avere esperienze come cowboy in America, diventando addirittura responsabile di un ranch nel Wyoming, l’Oxeley ranch.

Un nobiluomo cowboy è già difficile da immaginare per quei tempi ma, non sazio di nuove esperienze, in poco tempo cambia ancora rotta e passa a dirigere una scuola di scherma a New York City, più precisamente nel cuore di Manhattan, nella frequentatissima Madison Avenue. Dinamico, sprezzante del pericolo, audace fumatore e bevitore, il Conte italiano seduce presto l’America e ne resta sedotto.

Il Conte Negroni sedotto dalla Golden Age of Cocktails

Possiamo affermare che il Conte Negroni si trovò nel posto giusto al momento giusto: infatti, in quegli anni, abbiamo il fenomeno passato alla storia come The Golden Age of Cocktails: un periodo dove l’arte e la scienza della mixology vanno consolidandosi, a partire dai primi anni sessanta dell’Ottocento e continuata per buona parte del Novecento, nonostante il Proibizionismo.

Insomma, egli resta affascinato dalla miscelazione e dalle tecniche che in quel periodo andavano prendendo piede nella Grande Mela, tanto da serbarne memoria una volta finito l’avventuroso e stimolante periodo negli Stati Uniti.

Un Americano in Italia che diventa Negroni

Ed ora, ritorniamo in Italia, al soleggiato (ce lo immaginiamo così) ed affollato Caffè Casoni. Il Conte, memore dei viaggi e della diversità degli States, era francamente annoiato dei soliti cocktail: e fu così che chiese al barman del locale di apportare qualche modifica per rendere il suo Americano (cocktail a base di bitter, vermouth rosso e selz) più incisivo; gli propone di usare il gin al posto del selz. Fosco Scarselli, barman e amico del Conte, passò alla storia come il co-autore del primo Negroni.

Il cocktail del Conte Negroni è pronto a spiccare il volo

Questa modifica piacque talmente tanto anche agli altri clienti che tutti iniziarono a chiedere il cocktail del conte Negroni e così da quel momento in poi la variante del cocktail Americano, fatta con il gin, venne chiamato Negroni. Il resto è storia.

Per saperne ancora di più sul Negroni, potreste leggere qualcosa di Luca Picchi, famosissimo barman e studioso di mixology, specializzato appunto sul Negroni. Picchi ha studiato a fondo tutto ciò che riguardava il cocktail, tra realtà e leggenda, fino a concludere che tutto ciò che si racconta sul Conte, sul Caffè Casoni e compagnia, è verità. Se vi va, i titoli che vi suggeriamo sono: “Sulle tracce del Conte, la vera storia del cocktail Negroni” e “Negroni cocktail, una leggenda italiana”, entrambi a firma di Luca Picchi.

Il Negroni è un cocktail dai mille utilizzi: dall’aperitivo al pairing con piatti elaborati

La cosa sorprendente del cocktail Negroni è che, oltre che come aperitivo, viene abbinato a piatti complessi, molto corposi e sofisticati, come il filetto alla Wellington, o a piatti di pesce a base di crostacei e salmone o a diverse varianti di arrosti. In generale, se avete davanti un piatto ben strutturato sia di carne, sia di pesce, e non volete abbinarci un vino potete provare un pairing con il Negroni, risultando così decisamente alla moda.

Le indicazioni per un Negroni perfetto secondo l’IBA

Intanto vi lasciamo alcuni consigli sulla preparazione, coma da indicazione IBA (International Bartenders Association).

 Per preparare il vostro drink occorrono 3 cl di  Gin; 3 cl di Bitter Campari; 3 cl di Vermouth rosso dolce. Versate tutti gli ingredienti direttamente in un bicchiere old fashioned,  già freddo e  riempito di ghiaccio, poi  mescolate il tutto delicatamente. Per guarnire utilizzate mezza fetta di arancia non trattata.

Ad occhio e croce può sembrare una ricetta molto semplice, dove la poca complessità delle proporzioni la fa da padrone. Dopotutto, “un terzo, un terzo, un terzo” ed il gioco sembra fatto.

In realtà non è proprio così, a parte il Bitter Campari indicato nella ricetta, gli altri due elementi potreste sceglierli diversi da quelli che si usano nelle ricette classiche, potreste avere un vostro gin o un vostro vermouth del cuore e voler usare quelli. È bene sapere che questi potrebbero far cambiare o variare leggermente il sapore del vostro drink, poiché ognuno di questi elementi contiene in sé botaniche e spezie caratterizzanti. Lasciate spazio all’intuito, scegliete bene il vostro mix e provatelo diverse volte,  poi abbandonatevi a quella splendida esaltazione di profumi a cui avete dato origine.

Avrete tutte le benedizioni del Conte Negroni, ne sono sicura, che tante ne ha fatte ma solo il suo cocktail l’ha consacrato definitivamente alla storia. Per fortuna nostra, direi!

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