Alcol e medicina non rappresentano uno dei matrimoni più gettonati di sempre; eppure, il Gin Tonic affonda le sue radici proprio negli usi medicamentosi di uno degli ingredienti… il che va in controsenso totale con quello che rappresentava il Gin all’epoca, ma ci arriveremo con calma.
Viste le premesse, non ci è difficile immaginare come il Gin Tonic sia sul serio uno dei drink più famosi del mondo. A questa (vera o presunta) nota light, si aggiunge la facilità di preparazione: ghiaccio, gin, acqua tonica, fetta di lime, drink it. Pronto da sorseggiare, ovunque voi siate.
L’altra cosa stupenda del gin tonic è che – come lo Spritz, di cui vi ho già parlato – si tratta di un cocktail altamente personalizzabile. Scegliere gin differenti, distillati con botaniche speciali, acqua tonica aromatizzata… possiamo tranquillamente dire che ogni gin tonic è differente dall’altro.
Breve storia del gin tonic
Ci soffermeremo poco sul gin, perché poi andremo a dedicargli uno spazio tutto suo: ci sono molti amanti famosi del gin, tra i quali sicuramente spicca la regina Elisabetta II, che (almeno fino a qualche anno fa) aveva l’abitudine di consumare drink a base di gin durante la giornata: una inglese a tutto tondo.
Questo distillato incolore contribuiva fortemente alla dieta quotidiana degli inglesi del XVIII secolo, tanto da diventare un vero e proprio problema in città come Londra. Questo accadeva perché il gin era un alcolico a basso costo, una rapida fuga dalla realtà delle fabbriche che tutti potevano concedersi, anche perché era molto diverso rispetto al dry gin che conosciamo oggi. Distillato da materie prime di bassa qualità, ferocemente alcolico: non proprio un toccasana. Non era infrequente, inoltre, trovare tra le botaniche utilizzate la trementina, un estratto vegetale ottenuto dagli alberi di pino, potenzialmente molto tossico. Facile comprendere come i viaggiatori inglesi (come i marinai, o i soldati di ventura) portassero il culto del gin un po’ ovunque.

Una serie di fortunati eventi: passiamo ora alla storia del gin tonic
La sua storia non è recente, e i suoi ingredienti non sono certo frutto di uno sforzo creativo vero e proprio: una serie di fortunati eventi, potremmo definire la nascita del gin tonic così.
Spostiamoci dall’altra parte del mondo: India, fine XVIII secolo e inizio XIX secolo, piogge incessanti, umidità alle stelle e tante, tantissime zanzare.
La colonizzazione inglese in India e il precursore del gin tonic come profilassi per la malaria
Bello, eh? Questo è lo scenario in cui si trovarono i soldati inglesi durante la colonizzazione delle Indie. Le zanzare, qui, non erano certo quei fastidiosi insetti che tanto tediano le nostre estati. La faccenda, per i colonizzatori inglesi, era un pochino più complicata: si ritrovarono vis-à-vis con la malaria.
Doveroso fare un piccolo inciso sulla malaria, poi capiremo perché questa malattia si è dimostrata la chiave nella nascita del gin tonic. La malaria è particolarmente contagiosa, molto pericolosa, con effetti letali. Si trasmette attraverso la puntura di zanzare del genere Anopheles, che fungono da vettore della malattia.
A quel tempo un solo rimedio era conosciuto per contrastare la malaria: il chinino.
Cos’è il chinino? È una sostanza – un alcaloide, per la precisione – che si ricava della corteccia della Cinchona, una pianta andina utilizzata già dagli Spagnoli nel XVII secolo per le sue formidabili proprietà antipiretiche, antimalariche e analgesiche. Unica pecca del chinino: il suo sapore estremamente amaro e sgradevolissimo, ma non c’era alternativa.
Si poteva inventare qualcosa per mandarlo giù? Certo. Come prima cosa, scioglierlo in acqua e poi addolcirlo: era nata l’acqua tonica, ovviamente una versione primitiva di questa.
Soltanto più tardi con l’aggiunta della carbonatazione (cioè, l’aggiunta dell’anidride carbonica in maniera artificiale) l’acqua tonica diventò la bevanda che noi tutti conosciamo oggi.
E a dominare le scene del mercato della tonica fu proprio l’ideatore di questa tecnica, l’inventore ed imprenditore tedesco Johann Jacob Schweppe (vi ricorda qualcosa questo nome?) che, ispirato da tutto questo decise di aggiungere barrette di chinino alla sua bevanda di acqua limonata, dando origine ad una tonica chiamata originariamente Indian Tonic.
Questa bevanda fu usata come rimedio medico a tutti gli effetti, tanto da essere fornita all’esercito britannico nelle colonie non solo indiane, ma anche africane come profilassi antimalarica.
Basta un poco di zucchero, ma la pillola non va giù. La bevanda ufficiale dell’esercito britannico con la Schweppes Company
Tutto ciò aiutò la tonica a diventare bevanda ufficiale dell’esercito britannico. Basti pensare che Guglielmo IV nel 1836 conferì alla Schweppes Company, fondata a Ginevra nel 1783, il Royal Warrant, importante onorificenza data ad enti o ad attività commerciali per il servizio offerto.
Ai soldati non è che piacesse molto ingerire quella medicina solo perché era semplicemente allungata di acqua e zucchero; infatti pensarono bene di usare la razione di gin concessa dal governo inglese per indorare ancora meglio la “pillola”.
Si tramanda che fu proprio sotto consiglio della Compagnia delle Indie che la Regina Elisabetta I fece dare indicazione di usare la razione di gin mescolata alla tonica al chinino per facilitare ai soldati la profilassi antimalarica obbligatoria, visto che le dosi di medicinale da dover ingerire per proteggersi erano continue.
Cosa occorre per ultimare il drink? La fetta di lime tra vitamina C rende il gin tonic un long drink completo
Cosa manca? Ah, giusto: una fetta di lime. In India non era difficile reperire del lime, anche perché veniva usato come rimedio contro lo scorbuto, una malattia provocata dalla lunga e importante carenza di vitamina C e che affliggeva soprattutto i marinai, impossibilitati ad assumere agrumi durante le lunghe traversate. Queste sono le ipotesi più accreditate.
Nato fuori dalla madrepatria, per necessità più che per gusto, il gin tonic si è lentamente affermato come un long cocktail facilmente esportabile ovunque.
Come fare un gin tonic memorabile?
Quali gin utilizzare per un gin tonic perfetto?
Ci sono diversi Gin che potete usare per questa preparazione: scegliete liberamente in base ai vostri gusti. Il gin è un liquore prodotto dalla distillazione di cereali, nei quali vanno inclusi le bacche di ginepro, ma è possibile sceglierne alcuni ricchi di ampi bouquet aromatici, pieni di erbe e spezie differenti, le cosiddette botaniche.
A tal proposito, vi consigliamo di non aggiungere al vostro cocktail ulteriori spezie, erbe o fiori, o acqua tonica con aromi particolari, a meno che non vi sia l’indicazione da parte della distilleria del vostro gin, perché questi potrebbero andare a rompere l’equilibrio e il bilanciamento aromatico voluto da chi ha ideato la ricetta del gin che state per usare.
Veniamo a noi, vediamo cosa ci occorre per servire e gustare un ottimo G&T (l’abbreviazione di gin tonic, per gli amici).
Procuratevi un tumbler per preservare le bollicine
Innanzitutto vi è necessario un tumbler, o in alternativa un bicchiere alto e stretto: è da preferire questa forma perché così le bollicine dell’elemento gassato verranno preservate, visto che tendono a risalire e a restare debolmente in superficie.
Una volta preso il tumbler, riempitelo di ghiaccio per poi versarvi 40 ml del vostro gin preferito (o che almeno vi ispiri), poi terminate con l’acqua tonica. Mescolate velocemente o meglio non mescolate affatto, così da non far perdere troppa effervescenza a quest’ultima. Per guarnire, prendete un lime non trattato, togliete una parte di buccia, spremetela lungo il bordo del bicchiere e poi fate cadere all’interno.
Facile fare un gin tonic, vero?
Noi siamo del partito meglio senza cannuccia, così da apprezzare anche gli oli rilasciati dalla buccia di lime.


