Sul Carnevale c’è un’unica certezza: cade sempre tra i primi di febbraio e i primi di marzo (nei casi più tardivi). A dire il vero, c’è anche un’altra certezza. Il Carnevale è la festa dei dolciumi e del fritto in generale, oltre che di stelle filanti, parate sfarzose (cui negli ultimi tempi ci eravamo disabituati) e tradizioni varie. In Italia, la cultura del Carnevale è molto radicata, sebbene gli usi siano diversi da zona a zona. Scopriamo insieme cosa si mangia in tutta Italia a Carnevale, un viaggio che speriamo vi faccia venir voglia di preparare o mangiare qualcosa!
Carnevale: una festa dalle date variabili
Come anticipato, il Carnevale è una festività mobile, ballerina, che corre sul calendario tra i mesi di gennaio, febbraio e marzo perché legata a doppio filo alla Pasqua. Infatti il termine Carnevale deriva dall’espressione latina carnem levare (togliere la carne). Durante la Quaresima vigeva la regola “mangiare di magro”, per rievocare i quaranta giorni di digiuno e penitenza di Gesù nel deserto. Dunque, per rendere sopportabile ai fedeli il lungo periodo di privazioni, la Chiesa istituì ben 10 giorni di baldoria, in cui ci si poteva mascherare, fare scherzi, bere e mangiare a sazietà, senza paura di peccare.
I festeggiamenti hanno inizio la nona domenica prima di Pasqua (detta settuagesima) e toccano il culmine il Giovedì e il Martedì Grasso (che rappresenta l’ultima giornata).
Dai saturnali al Carnevale.
Il Carnevale “cristiano” affonda le proprie origini nei riti pagani. Quando il cristianesimo fu proclamato religione ufficiale dell’Impero romano da Costantino durante il Concilio di Nicea (325), per rendere il meno traumatico possibile il passaggio dalla fede politeista a quella monoteista, il cristianesimo assorbì alcune celebrazioni molto amate dal popolo. Il Natale, ad esempio, nasce dagli antichi festeggiamenti in onore di Elios, dio del Sole.
I saturnali, invece, feste di cui il carnevale è discendente diretto, furono messi in stand-by fino al Medioevo, perché ritenuti troppo sregolati. Detto in parole povere, erano i rave party dell’epoca romana. Per di più, coincidevano pure con le feste natalizie (dal 17 al 23 Dicembre) e non era proprio possibile far convivere i due festeggiamenti.
Solo nel Medioevo la Chiesa decise di ripristinare la baldoria, traslandola nel tempo e inserendo alcune differenze fondamentali: se i saturnali improntavano la maggior parte della festa al chiuso, con banchetti a base di fiumi di vino, grandi quantità di cibo, musica, arte amatoria e gioco d’azzardo, la Chiesa incentrò tutto il divertimento del carnevale sul travestimento, lo scherzo e la risata, trasportandolo nelle strade e nelle piazze.
Al culmine della festa ovvero il martedì grasso veniva bruciato un fantoccio: capro espiatorio dei mali dell’anno trascorso e come buon augurio per l’anno venturo.
Cosa si mangia a Carnevale in Italia?
La cosa certa è che durante il Carnevale ci si possa lasciare andare ai festeggiamenti anche a tavola! Partiamo per questo viaggio ci dirà cosa si mangia a Carnevale lungo lo stivale, andando a conoscere quali sono i festeggiamenti più rinomati nel nostro Paese e cosa si mangia in questo periodo!
Carnevale di Venezia: fritoe e crema fritta per la festa più elegante d’Italia
Il Carnevale di Venezia è ancora oggi tra i più affascinanti e misteriosi di tutti, dove l’opulenza delle maschere settecentesche presenti nei calli e in piazza San Marco ricordano la potenza e la ricchezza dell’antica Repubblica Marinara.
Le “fritoe venexiane” (cioè le frittelle) sono le regine indiscusse del periodo carnevalesco e hanno origini antiche: già nel Seicento a Venezia esisteva un’associazione di 70 fritoleri, e nel Settecento furono proclamate addirittura “Dolce Nazionale dello Stato Veneto”.
Insieme alle fritoe, a Venezia si mangiano anche le chiacchiere, le castagnole e soprattutto la crema fritta. Quest’ultima, un vero street food dal fascino antico, consiste nella una frittura della tradizionale crema pasticcera, che assume una forma più tozza o più allungata.
Carnevale di Viareggio: fagioli all’uccelletto con salsiccia, nel regno della satira
.Il Carnevale di Viareggio (1873) è diventato uno dei più grandi carnevali satirici del mondo. Si apre con tre colpi di cannone, seguiti da una crescente musica in lontananza che annuncia l’arrivo dei carri. Queste costruzioni mobili di cartapesta sono di grandi dimensioni, con un’altezza di 30 metri, una lunghezza di 15 metri e un peso di circa 40 tonnellate.
A Viareggio, durante il Carnevale, si mangiano certamente i dolci tipici, come i cenci (la loro versione di chiacchiere), ma il piatto che più di ogni altro è associato ai festeggiamenti del Carnevale in Toscana è fatto dai fagioli all’uccelletto con salsiccia, accompagnati dall’immancabile focaccia seravazzina. Anche i tordelli (sì, con la d), ovvero dei ravioli ripieni di carne ed erbe e conditi col ragù toscano, sono perfetti per festeggiare il martedì grasso.
Carnevale di Cento: la piccola Bologna offre il tortellone dolce
La tradizione del Carnevale di Cento, in provincia di Ferrara, risale agli inizi del ‘600, come testimoniato da alcuni affreschi del Guercino. Fu solo nel 1993 che l’evento divenne celebre in tutta Europa, grazie al gemellaggio con il Carnevale di Rio De Janeiro. Ogni anno una creazione mobile di Cento partecipa al sambodromo di Rio, dove viene ammirata da circa 400.000 spettatori.
Cento è anche chiamata “la piccola Bologna”: va da sé che, anche durante il Carnevale, i piatti tipici della tradizione emiliana sono i protagonisti. Lasagne, tagliatelle, tortellini, cappellacci di zucca, salama da sugo… Nello specifico, durante il Carnevale si consumano le sfrappole (ovvero le chiacchiere) e il tortellone dolce: pasta ripiena di crema o cioccolato e poi fritta.
Carnevale di Ivrea: faseuj grass, fagioli e maiale cotti a lungo
Il Carnevale di Ivrea celebra l’autodeterminazione della città, ricordando la rivolta infiammata dalla figlia di un mugnaio contro la tirannia di un barone. Ogni anno, centinaia di persone partecipano alla famosa Battaglia delle Arance del martedì grasso. Lì, il popolo, raffigurato dagli “arancieri a piedi” senza alcuna protezione, combatte contro l’esercito del Feudatario, rappresentato dai lottatori su carri trainati da cavalli. Cosa si mangia in queste occasioni? I faseuj grass (lett. fagiolate grasse) preparate secondo la tradizione nelle caratteristiche tofeje, recipienti tondi di terracotta con quattro manici. La cottura dei fagioli, preparati insieme a piedini, cotenna, salamelle di maiale, è lunga e fatta nel forno a legna, dove la tofeja viene posta la sera tardi e lasciata fino al mattino successivo.
Carnevale di Fano: castagnole in varie versioni
Il Carnevale di Fano, una delle più antiche feste italiane, è documentato fin dal 1347. Si caratterizza per i carri allegorici, per le bande che suonano con strumenti di diversa provenienza e, soprattutto, per Il Getto: un pioggia di cioccolatini, confetti, caramelle e altre dolcezze che riempiono le strade di Fano.
Le castagnole sono le specialità tipiche del carnevale di Fano: possono avere diverse forme diverse e diverse farciture. Si possono trovare allungate e ripiene di crema, o piccole e rotonde, e anche vuote. Accanto a queste, non dimentichiamo le cresciole: simili alle chiacchiere ma di forma rotonda e con le caratteristiche bolle date dalla frittura.
Carnevale di Putignano: Farinella, nome del piatto e della maschera
Il Carnevale di Putignano ha una tradizione molto antica, ed è il più lungo d’Italia, perché ha inizio il 26 dicembre (giorno di Santo Stefano e delle Propaggini), e termina il Martedì Grasso. Tutto il periodo è animato da sfilate e processioni che mescolano elementi sacri a quelli profani.
Questo Carnevale ci offre la possibilità di assaggiare numerose spcialità tipiche della zona: una su tutte la farinella, una farina ricavata da ceci e orzo abbrustoliti, che è anche il nome della maschera tipica della cittadina pugliese. Ottenuta tradizionalmente pestando i legumi in un mortaio, per secoli è stata il classico dei contadini, che la consumavano in polvere accompagnandola a fichi secchi, cipolle selvatiche, purea di fave. I benestanti la mangiavano sulla pasta al sugo, sulle patate lesse persino come dolce, unita allo zucchero. Oggi viene spesso mescolata al sugo di pomodoro e ad altri intingoli, versata nel brodo vegetale.
Per sommi capi, questo è quello che si mangia in giro per l’Italia a Carnevale: e voi, cosa mangiate?

