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Dieci piatti della cucina giapponese: li conosci tutti?

C’è da essere onesti: quanti tra noi sarebbero capaci di elencare dieci piatti giapponesi oltre quelli più noti? Infatti, quando pensiamo alla cucina nipponica, le prime cose che ci vengono subito in mente sono il sushi e il tempura. Dite la verità, succede anche a voi! Eppure, quella giapponese è una gastronomia estremamente ricca e variegata, come avete avuto modo di leggere nell’articolo introduttivo dedicato proprio alla cucina nipponica.

Vi abbiamo già abbondantemente parlato della cucina giapponese, svelandovi retroscena, filosofia e messa in pratica.

In questo articolo, esploreremo una selezione di prelibatezze culinarie provenienti dal Sol Levante. Se stiate pianificando un viaggio in Giappone, questa Guida vi fornirà una panoramica esaustiva. Ma vi metterà anche un po’ di curiosità per provare a replicare a casa i piatti che citeremo! Preparatevi a immergerti nell’arte culinaria giapponese e ad esplorare una miriade di piaceri gastronomici.

Donburi: una ciotola di riso, mille varianti di topping

Il Donburi, ovvero la “grande ciotola” della cucina giapponese che vi conquisterà con la sua varietà di sapori! Originariamente ispirato allo houhan, un antico piatto servito nei templi durante il periodo Muromachi (1330-1570) il Donburi che conosciamo oggi è stato creato per permettere agli amanti del teatro di gustare una deliziosa e discreta cena durante gli spettacoli. Inizialmente, prevedeva un mix irresistibile di riso e anguilla. Da allora, il Donburi ha spopolato in tutto il Giappone grazie alla sua semplicità e alla sua versatilità. La ricetta originale con anguilla ha aperto le porte a una miriade di varianti, ciascuna con un nome che richiama gli ingredienti che la compongono. Il Donburi merita il nostro “posto d’onore” tra i piatti giapponesi da conoscere.

Varianti del Donburi

Immaginate dunque una ciotola donburi generosamente riempita di riso e abbondantemente guarnita con ingredienti succulenti: carne, pesce e una varietà di verdure cotte a vapore vi faranno venire l’acquolina in bocca. Vi consigliamo di provare il ten-don, con la sua tempura croccante servita sopra un letto di riso, o il gyu-don, con la carne di manzo (e da quelle parti di ciccia manzosa se ne intendono!). E non dimenticate l’oyako-don, con pollo e uova.

Quando si mangia il Donburi?

Con il Donburi, avete l’opportunità di gustare un pranzo rapido, ma soddisfacente, senza dover rinunciare al vostro budget. Se poi volete fare i secchioni, potete selezionare con cura gli ingredienti a seconda del colore: bianco, giallo, rosso, verde e nero, che simboleggiano i cinque elementi e si fondono armoniosamente seguendo il principio dello Yin e dello Yang.

Soba: le tagliatelle da mangiare… rigorosamente col risucchio

Questo piatto tradizionale giapponese è una vera e propria icona culinaria del Sol Levante, al pari dei già citati sushi e tempura. I soba sono serviti in diverse modalità: possono infatti essere gustarli con una zuppa calda e avvolgente (chiamata shirumen), oppure serviti freddi su un vassoio, con accanto un condimento.

Soba del Kanto e del Kansai: differenze

Le regioni del Kanto e del Kansai offrono esperienze di soba diverse. Il brodo dei soba nel Kanto è denso e dal sapore intenso, grazie all’uso di filetti di tonnetto striato essiccato, salsa di soia scura, mirin e zucchero. Nel Kansai, invece, il brodo è più leggero e dal colore delicato, preparato con un brodo di pesce diluito e condito con salsa di soia chiara.

Come vengono conditi i soba?

I condimenti per i soba offrono un vero e proprio spettacolo di gusto. Oltre alla cipolla tritata, si possono aggiungere un tocco di pepe rosso, scorza di mandarino, semi di sesamo e altre spezie per arricchire i soba caldi. Per i soba freddi, chiamati anche morisoba e zarusoba a seconda della presenza o meno di alga nori, il condimento principale è il wasabi. In molti ristoranti di soba, una volta che avete finito di mangiare le tagliatelle, i camerieri vi porteranno una ciotola di acqua di cottura per diluire il brodo rimasto e assaporare ogni goccia di questa pietanza, tra i piatti giapponesi più golosi… anche per la “questione risucchio”!

Con i soba, non dimenticate il risucchio!

Mentre in molti Paesi mangiare rumorosamente è considerato scortese, in Giappone per i soba (ma anche per gli udon) si fa eccezione. Si dice che succhiare le tagliatelle durante il pasto intensifichi il loro sapore grazie al flusso d’aria che si crea. Questo permette di gustarsi appieno il piatto di soba, perché il suo sapore si diffonde in tutta la bocca.

Tamagoyaki: molto più di una frittata

Tra i piatti giapponesi da conoscere assolutamente, non può mancare il tamagoyaki. Si tratta di una deliziosa frittatina che unisce le uova sbattute a mirin, sake, dashi e salsa di soia, con qualche tocco dolce dato dallo zucchero. La sua cottura avviene a strati: questa frittatina si ottiene cucinando diverse omelette sottili e arrotolandole poi tra di loro. La padella dalla forma rettangolare usata per preparare gli strati di uovo si chiama makiyakinabe. I vari strati donano al Tamagoyaki una consistenza soffice e succulenta che vi farà uscire di testa!

Esistono tantissime versioni di tamagoyaki!

Se siete avventurosi, potete esplorare una varietà infinita di versioni. Infatti, esistono diverse varianti di tamagoyaki, che si distingono in base allo spessore degli strati: l‘usuyaki-tamago, il più sottile, il kinshi-tamago, il più spesso e l’iri-tamago, più simile alle uova strapazzate. La versione tradizionale è leggermente salata, ma nelle regioni meridionali del Kanto, specialmente nei sobborghi di Tokyo, predomina la veriante dolce, preparata con una generosa dose di zucchero. Una variante molto popolare è il dashimaki tamago che si ottiene aggiungendo del dashi (il famoso brodo che costituisce la base della cucina nipponica e di molti piatti giapponesi.

Quando si mangia il tamagoyaki?

Il tamagoyaki è un protagonista imprescindibile delle colazioni giapponesi e dei bento, quei deliziosi pasti da asporto serviti in un box. Ma è spesso presente anche nei sushi set! Infatti, si dice che un vero sushi chef non possa considerarsi tale fino a quando non padroneggi perfettamente l’arte di cuocere il tamagoyaki.

Sukiyaki: il piatto per le feste di fine anno

Il sukiyaki è un piatto a base di fettine sottili di manzo che si fondono dolcemente con verdure e altri ingredienti cotti lentamente in una pentola aromatica con salsa di soia, zucchero e mirin. Alla fine, gli ingredienti cotti vengono intinti in uova sbattute prima di essere mangiati. Il sukiyaki è tra i piatti giapponesi che simboleggiano l’inverno, una preparazione che i nipponici adorano gustare durante le celebrazioni di fine anno.

Quale carne per il sukiyaki?

Il sukiyaki può essere preparato con manzo (da quello meno pregiato fino al famoso Kobe) ma in diverse regioni del Giappone, si preferisce la carne di maiale. Accanto alla carne, si trova una miriade di ingredienti come verdure fresche, funghi, tofu, scalogno e noodles. A seconda della regione, le tecniche di preparazione possono variare: a Tokyo, gli ingredienti si mescolano in una deliziosa miscela di salsa di soia, mirin, sake e zucchero; nella città di Osaka, la carne viene grigliata prima. Nelle regioni orientali, gli ingredienti si fondono in un brodo preparato in anticipo, mentre nell’ovest del Giappone, la salsa e gli ingredienti si mescolano al momento del consumo.

Shabu Shabu: nome onomatopeico, origini cinesi, gusto tutto giapponese

Lo shabu shabu è uno tra quei piatti giapponesi che deriva dalla contaminazione con la cucina cinese, che ricorda il suriyaki citato poco più sopra, ma in realtà molto diverso per intensità di gusto. In ogni caso, esattamente come il suriyaki, è un piatto che mette in risalto l’essenza della condivisione e della convivialità.

Com’è fatto lo shabu shabu?

Lo shabu shabu è realizzato con sottili fettine di manzo che vengono immerse in brodo bollente. Il nome stesso deriva dal suono prodotto quando gli ingredienti si mescolano delicatamente nella pentola. Sebbene la versione tradizionale utilizzi la carne di manzo, esistono molte varianti che includono carne di maiale, granchio, pollo, anatra o aragosta. Per accompagnare la carne, vengono serviti contorni come tofu e una varietà di verdure, tra cui cavolo cinese, alghe, cipolle, carote e funghi.

Il procedimento dello shabu shabu

Il procedimento è semplice: basta immergere le fette di carne e le verdure nella pentola di brodo bollente. Nella maggior parte dei ristoranti di shabu-shabu, si possono scegliere tra almeno 2 brodi da una varietà di opzioni nel menu. Dopo la cottura, gli ingredienti vengono conditi con una salsa di semi di sesamo e accompagnati da una deliziosa ciotola di riso bianco giapponese. Quando si finisce di gustare la carne e le verdure, gli avanzi vengono mescolati con il riso, creando una sorta di zuppa irresistibile che viene gustata come degna conclusione del pasto.

Takoyaki: quando ustionarsi la lingua è un piacere!

I Takoyaki sono un rinomato cibo di strada in Giappone, ampiamente diffuso e molto apprezzato, tanto da diventare uno dei piatti giapponesi più diffusi. Questo è potuto accadere grazie alla sua enorme versatilità e facilità di trasporto. Questa specialità culinaria è particolarmente popolare durante i matsuri, i festival estivi diffusi nel Sol Levante e caratterizzati da spettacoli pirotecnici, giochi per bambini e un’ampia varietà di street food, che richiamano alla mente i cartoni animati degli anni ’80. I Takoyaki sono polpette di pasta soffice con pezzetti di polpo al loro cuore, una combinazione che si sposa perfettamente con le gustose salse con cui vengono conditi.

I Takoyaki sono un simbolo di Osaka

Dal loro debutto nel 1935, i Takoyaki sono diventati un’icona culinaria di Osaka, simbolo indiscusso della città. Persino i giapponesi stessi, quando visitano Osaka, non perdono l’occasione di gustare queste golose prelibatezze di street food. Sono anche molto semplici da preparare, il che rende i Takoyaki assolutamente perfetti da vendere a dozzine sulle bancarelle. Infatti, li troviamo in vendita prevalentemente presso le bancarelle di cibo di strada, ma non solo. Si possono trovare anche in negozi e ristoranti specializzati, e sono presenti nei supermercati di tutto il Giappone. Inoltre, i Takopa (Takoyaki Party) sono molto diffusi in Giappone.

Takoyaki: mille occasioni per mangiarne

Molti giapponesi amano trascorrere una serata in compagnia di amici o parenti, cucinando insieme queste deliziose polpette. Tanto è il successo di questo piatto che ogni famiglia giapponese, soprattutto nell’area del Kansai, ha la propria griglia per preparare i Takoyaki. Ovviamwnte, manco a dirlo, vanno consumati appena pronti: l’ustione alla lingua è garantita, ma in questo modo si preserva tutta la loro fragranza!

Curry Rice: un piatto che è arrivato al cuore del popolo nipponico

Curry Rice: questo nome non vi ricorda certamente uno tra i piatti giapponesi più famoso, giusto? Forse vi è più noto anche come Karē raisu. Si tratta di un piatto estremamente popolare in questo Paese, che si differenzia notevolmente dal curry indiano da cui molto probabilmente deriva. L’introduzione del curry nel paese risale alla fine del XIX secolo, grazie all’influenza degli inglesi. Inizialmente, questa preparazione era uno stufato in stile occidentale arricchito con polvere di curry, ma i giapponesi l’hanno successivamente adattato ai loro gusti. Oggi, il curry è così diffuso in Giappone da poter essere considerato uno dei piatti tradizionali nazionali.

Per il curry rice si utilizza spesso il curry-roux

Per preparare il curry rice, molte famiglie giapponesi utilizzano comunemente un condimento preconfezionato chiamato curry-roux, che semplifica notevolmente la preparazione. Sul mercato esistono numerose marche di curry-roux, suddivise in diverse categorie di piccantezza: amakuchi (dolce), chukara (medio piccante) e karakuchi (piccante). Il segreto per ottenere il grado di piccantezza perfetto non sta solo nella scelta del livello preferito, ma anche nella combinazione di diversi livelli per creare un sapore unico. In Giappone, è molto comune mescolare due marche di curry-roux diverse per ottenere un risultato più gustoso.

Ma la versione classica, com’è?

La versione classica del curry rice viene preparata con carne di manzo, vitello o pollo, accompagnata da una varietà di verdure. Tuttavia, esiste anche una versione più leggera che utilizza solo verdure. Le verdure di base includono cipolle, carote e patate, mentre per quanto riguarda la carne, sono comuni il manzo, il maiale e il pollo. Inoltre, esiste una variante chiamata katsu-karē, che prevede l’aggiunta di tonkatsu (una cotoletta di maiale impanata) al curry e al riso. In ogni caso, che si tratti di una versione con carne o di sole verdure, il curry rice rappresenta un piatto tradizionale che ha trovato un posto speciale nel cuore dei giapponesi.

In Giappone, dove c’è Nikujaga c’è casa!

Il Nikujaga, letteralmente “carne-patate”, è un piatto tradizionale della cucina giapponese che combina carne, patate e cipolle stufate in una salsa dolce di soia, arricchita talvolta con ito konnyaku (spaghettini ottenuti dal tubero di konjac) e verdure. Questa ricetta è comunemente preparata nelle case giapponesi durante i mesi invernali. Il Nikujaga compare spesso anche negli anime come un piatto familiare, evocando un senso di calore e di comfort. Potrebbe essere paragonato al nostro spezzatino: un alimento associato alla nostalgia di casa e alla mamma.

Come si fa il Nikujaga?

Le preferenze personali influiscono sulla preparazione del Nikujaga: alcuni lo preferiscono più salato o più dolce, mentre altri utilizzano la carne macinata invece delle fettine di carne, oppure, ancora, sostituiscono la carne di manzo con quella di maiale.

Ma è davvero un piatto giapponese?

I piatti giapponesi, solitamente, non hanno l’utilizzo delle patate tra gli ingredienti: molto banalmente, perché non ve ne erano sull’isola. L’uso delle patate come ingrediente principale fa intuire che il Nikujaga abbia origini non giapponesi. Ci sono ancora dispute tra diverse città giapponesi che rivendicano di aver dato i natali al Nikujaga, ma ciò che è certo è che la Marina Imperiale giapponese lo preparò per la prima volta su ordine dell’ammiraglio Togo alla fine del XIX secolo. L’ammiraglio aveva studiato per alcuni anni in Inghilterra e desiderava che l’equipaggio delle sue navi potesse gustare uno stufato di manzo simile a quello classico consumato dai marinai della Royal Navy britannica. Da quel momento, il Nikujaga ha conquistato il cuore dei giapponesi ed è diventato un piatto amato e radicato nella tradizione culinaria del paese.

Onigiri: l’iconica polpetta di riso che vediamo sempre negli anime!

L’origine degli onigiri, altamente apprezzati dai giapponesi, risale indubbiamente a tempi antichi: si pensi che nel 1987, in Giappone è stato ritrovato quello che sembra essere il fossile di uno dei primi onigiri, datato circa duemila anni fa.

Nel XI secolo, gli antenati degli onigiri compaiono nel Diario di Murasaki Shikibu, poetessa e scrittrice autrice del celebre Genji Monogatari, considerato il primo romanzo giapponese. Gli onigiri erano descritti come semplici palle di riso a forma di uovo. Durante la metà del periodo Edo (1603-1868), le alghe divennero un ingrediente accessibile anche alla gente comune, e così, forse per evitare di sporcare le mani, si cominciò ad avvolgere il riso pressato con un foglio di alga nori. Altri testi del XVII secolo testimoniano che i samurai erano soliti conservare del riso pressato in una guaina di bambù per avere con sé del cibo nutriente durante le battaglie.

Ma cos’è un onigiri?

L’onigiri è una polpetta di riso estremamente semplice, composta solamente da quattro ingredienti: riso, sale, alghe e ripieno. Alzi la mano chi, vedendolo nei cartoni giapponesi, non ha avuto voglia di assaggiarlo almeno una volta! A seconda delle regioni, l’onigiri può assumere nomi diversi e talvolta anche forme differenti, come ad esempio nigirimeshi o omusubi. Quest’ultimo, rigorosamente a forma di montagna, simboleggia le divinità che donano forza a chi lo consuma.

Per finire in dolcezza il nostro viaggio gastronomico in Giappone, ci sono i wagashi!

Un decalogo dei piatti giapponesi da conoscere assolutamente, non può mancare della componente dolce. Il Giappone è noto per i suoi deliziosi dolci tradizionali chiamati wagashi, che includono i popolari mochi (palline di riso glutinoso farcite con anko, una marmellata di fagioli rossi) e i dorayaki (pan di spagna giapponese farcito con anko).

Il termine “wagashi” è stato coniato durante il periodo Meiji (1868-1912), quando il Giappone aprì le sue porte al mondo e entrò in contatto con tradizioni occidentali, compresa la gastronomia. Questo ha portato alla necessità di distinguere i dolci tradizionali giapponesi (wagashi) da quelli occidentali (yōgashi).

I wagashi più famosi sono questi qui

Tra gli wagashi più famosi vi sono i nerikiri, utilizzati durante la cerimonia del tè, noti per il loro design e l’armonia dei colori che rappresentano le stagioni. Se dovessimo fare un paragone, potremmo dire che ricordano i nostri dolci di marzapane, ma la loro base è costituita da fagioli di soia bianchi.

Gli ingredienti tipici dei dolci giapponesi

I dolci giapponesi si caratterizzano per l’uso di ingredienti vegetali come castagne, riso, cereali, zucca e soprattutto i fagioli azuki, dai quali si ottiene la marmellata anko. Un altro ingrediente tipico è il kanten (agar agar), un coagulante naturale che conferisce ai wagashi una consistenza gelatinosa, particolarmente presente nelle preparazioni estive.

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