Perché il prezzo del cacao dovrebbe aumentare?
- C’è un acceso dibattito sul prezzo delle fave di cacao, la materia prima pregiatissima dalla quale si ottiene il cioccolato.
- I Paesi che reclamano un prezzo più alto sono in America Latina, in Ghana e Ecuador.
- L’Europa è tra i più grandi consumatori di cioccolato e sostiene le mozioni di Ghana e Ecuador per un prezzo più equo. Ma non è roba semplice.
- Di mezzo, ci sono i problemi di deforestazione, lo sfruttamento minorile e il fatto che ben sei multinazionali del cioccolato siano in Europa.
- Dietro l’angolo, c’è il rischio che il cacao passi per intermediari non certificati, alimentando ancora di più il circolo vizioso.
Diciamo pure che, fino ad ora, abbiamo decisamente nascosto la polvere sotto il tappeto e ogni tanto un articolo ricicla un problema annoso: stavolta ci ha pensato il magazine Politico, prontamente ripreso da Il Post a riportare una problematica abbastanza dolorosa per chi ha a cuore i risvolti “positivi” della globalizzazione. I grandi produttori di cacao sono necessariamente nella fascia equatoriale o anche più giù della Terra, per ragioni prettamente climatiche: il cioccolato nasce molto prima della fabbrica di Willy Wonka, in climi tropicali o subtropicali, in Paesi come Ghana e Costa d’Avorio, i maggiori produttori. E questo, spesso, da secoli a questa parte fa rima con deforestazione, sfruttamento dei lavoratori e lavoro minorile non tracciato.
Insomma, niente di nuovo: soprattutto quando si parla di Paesi che sono stati direttamente assoggettati, oppure coinvolti in qualche modo, in logiche di colonialismo. Ma pare che si sia giunti ad un punto di svolta. L’Unione Europea, sede di sei grandi trasformatori di cacao preme per trovare una soluzione affinché il cacao diventi “sostenibile”. Sostenibile sia per i coltivatori, che per l’ambiente: seriamente minato dal disboscamento.
Cosa sta accadendo e cosa accadrà ora per il cacao?
Paesi come il Ghana e la Costa d’Avorio stanno facendo cartello “contro” le multinazionali. Secondo gli economisti, però, c’è il rischio che a tirar troppo la corda si favorisca sia il mercato nero del cacao – con intermediari non dichiarati – sia la concorrenza da parte di altri Paesi che non hanno troppo a cuore queste questioni. Il tutto, potrebbe tradursi in povertà maggiore per i coltivatori di cacao, che sono le prime vittime di tutta la catena. Per cercare di ovviare a questa cosa, il Ghana e la Costa d’Avorio hanno modellato – dal 2019 – una soluzione simile a quella che adotta l’OPEC per l’esportazione del petrolio, cioè basata su un aumento di 400 dollari/per tonnellata, che mira a coprire i costi di produzione in relazione ai costi della vita del luogo.
Sebbene le aziende coinvolte negli scambi commerciali abbiano accolto favorevolmente l’iniziativa, sottobanco hanno fatto di tutto per non pagare questo premio produttivo, di fatto restando in una situazione di impasse.
Bruxelles potrebbe dare un aiuto per l’importazione del cacao
L’Unione Europea potrebbe dare un aiuto in tal senso: potrebbe inserire il cacao tra le materie per le quali bisogna rispettare un rigido disciplinare di approvvigionamento, che mira a proteggere tutte le parti coinvolte. Parliamo dei contadini, del lavoro minorile spesso non tracciato, al disboscamento imperante per produrre quanto più cacao possibile. In ogni caso, c’è dello scetticismo: si teme che l’UE possa minare le relazioni commerciali tra le parti e, quindi, arrecare danni.
[Credits | Link: Il Post, Politico; Foto: Micheal Rukel, Getty Images]


