Il sushi, nel nostro Paese, gode di un’ottima popolarità: anche stando ai dati rivelati da Deliveroo, è tra i primi posti tra le preparazioni più ordinate per il delivery. Quindi, non può stupirci la notizia che in Italia è in arrivo un patentino per il sushi, il quale dovrebbe certificare la qualità di quegli esercizi che propongono un sushi ben fatto.
Cosa sappiamo sul patentino per il sushi?
Secondo quanto riportato dal quotidiano La Stampa, ci sarà un ente certificatore che vaglierà i professionisti in forze presso le attività che mettono in commercio sushi e preparazioni a base di sushi. In caso positivo (cioè di standard di qualità conformi alle richieste) verrà rilasciato un bollino, che avrà il compito di veicolare le informazioni positive e di mettere in contatto professionisti anche di nazioni differenti. L’erogazione del bollino e tutte le specifiche dovrebbero apparire entro l’anno 2023. Contestualmente, ci sarà alla messa online di un documentario realizzato in Italia e presumibilmente con soggetto la diffusione del piatto nel nostro Paese.
Chi rilascerà il patentino per il sushi?
L’Ente certificatore che avrà l’onere di rilasciare il bollino (oltre che di stabilire regole e requisiti da rispettare) è la UESE Italia Sia, con sede a Venezia. Giuseppe Izzo, CEO di UESE, interpellato da La Stampa, ha spiegato meglio come dovrebbe funzionare l’intero sistema. Seguendo il complesso di norme che va sotto il nome di Uni Dei En Iso/Iec 17024:2012 (noto anche come “certificazione delle professionalità), la terza parte (indipendente) si prenderà l’incarico di attestare se una determinata persona possiede tutti i requisiti necessari e sufficienti per operare in un dato settore, in questo caso tutto ciò che concerne la preparazione e la vendita del sushi “tradizionale”.
Perché emettere un “patentino del sushi” in Italia?
Sempre secondo il quotidiano, ben il 55% del sushi presente in Italia sarebbe contraffatto. Ma cosa possiamo intendere per “contraffatto”? Sicuramente, non mancano le diffuse irregolarità da un punto di vista dell’approvvigionamento delle materie prime, in questo caso del pesce fresco. Proseguendo, all’interno delle attività, non sempre vengono rispettate le norme di stoccaggio e conservazione, oltre che della messa in vendita in maniera corretta.
Inoltre, che l’Ente sia del tutto intenzionato a voler diffondere la cultura del “vero” sushi giapponese in Italia. Ed è anche questo che contribuirà a creare la barriera tra i nuovi “professionisti del sushi” e quelli che, invece, non lo sono. I professionisti “con patentino” dovranno infatti seguire una sorta di disciplinare del sushi. L’Ente perseguirà l’obiettivo anche attraverso la creazione di un documentario, come abbiamo detto più su, fatto da diversi episodi da 50 minuti l’uno. Il documentario avrà il compito di far conoscere la storia del sushi di renderla più familiare agli italiani.
[Crediti | Link: La Stampa]


