Bloody Mary ricetta e storia del cocktail per halloween

Bloody Mary: storia e ricetta di un cocktail sanguinario

Il Bloody Mary è uno tra i drink più famosi al mondo, vista la sua versatilità: perfetto come aperitivo, ideale all’ora del brunch, ottimo per attutire i morsi della fame, addirittura amatissimo come rimedio post sbronza.

Gli ingredienti per la ricetta del Bloody Mary ricordano più quelli di una salsa che di un drink. Nell’ordine vediamo infatti vodka, succo di limone fresco, succo di pomodoro, sale di sedano, pepe, tabasco e salsa Worcester.

Niente paura, se amate questi ingredienti, sarà una piacevole sorpresa sorseggiarli nel bicchiere.

Prima di scoprire la ricetta del Bloody Mary, facciamo un viaggio insieme tra la storia (vera e presunta che sia!) di questo cocktail dal nome… sanguinolento.

Bloody Mary: un nome terrificante per un cocktail strepitoso

Un cocktail con un nome così truculento riscuote subito un grande clamore, nel bene o nel male. Cocktail a base di sangue umano? Tranquilli, non siamo in un film snuff, nessun Silenzio degli innocenti. Non c’è da avere paura, visto che c’è dell’innocuo succo di pomodoro.

Come praticamente tutte le ricette “vittime” di un successo grandioso, questo cocktail vede la sua nascita contesa tra una disputa, di cui ancora oggi non vi sono dati certissimi che possano farci avere precisa corrispondenza sull’intera vicenda.

Vi raccontiamo, però, la storia che sembrerebbe essere la più accreditata

Corre l’anno 1939: ci troviamo a New York tra le righe della colonna scandalista del New York Herald Tribune leggiamo per la prima volta del Bloody Mary nella sua versione “primordiale”. Questa sembra esser stata creata dal famoso attore americano George Jessel: metà succo di pomodoro e metà vodka.  È molto probabile che questo cocktail, in realtà, esistesse già da tempo e fu menzionato dalla stampa solo alcuni anni dopo: anche questo ha contribuito a creare confusione riguardo l’attribuzione dei suoi natali.


… e poi esiste il Bloody Mary di Ferdinand Petiot

L’altra versione, altrettanto accreditata, è quella che vede il bartender parigino Ferdinand Petiot come inventore del Bloody Mary: potrebbe anche questa essere la versione giusta, visto che la sua versione è quella più vicina al Bloody Mary contemporaneo.

Per dovere di cronaca è bene citare che in un’intervista fu lo stesso Petiot a chiarire come andò la vicenda. Petiot dichiarò appunto che prese ispirazione dalla versione base di Jessel, ma che fu grazie alle sue modifiche che questo drink ebbe successo e diventò famoso.

Grazie alla sua grande esperienza, migliorò il Bloody Mary. Era un attento osservatore e cercava sempre di far vivere la migliore esperienza ai suoi clienti, accettando e servendosi dei loro suggerimenti. Grazie a queste skills non da poco, il cocktail arrivò ad impreziosirsi di sapore e gusto, inglobando spezie e aromi nuovi.


Petiot preparava anche 150 Bloody Mary al giorno!

Possiamo tranquillamente affermare che il Bloody Mary era il cocktail più in trend dell’epoca, visto che da Petiot ogni giorno si arrivavano a servire anche 150 di questi drink.

Ci fu un periodo nel 1934 in cui il barman, lavorando nell’Hotel St. Regis di Parigi diede al cocktail il nome di Red Snapper. Sembrerebbe una sorta di censura, ma si volle semplicemente cercare un nome più elegante e meno votato al “sanguinario”. Durante questa fase si utilizzarono rafano, tabasco e la vodka fu sostituita dal gin. Questo nuovo nome non durò molto e non portò molta fortuna, così si ritornò di nuovo al caro vecchio Bloody Mary.

Bloody Mary: un nome dalla nascita… regale.

Sulla nascita del nome le ipotesi sono numerose. La prima ci porta subito alle atmosfere della famosa serie Game of Thrones, intrighi di corte, violenza, lotte di potere; il Bloody Mary sembrerebbe un omaggio alla figlia di Enrico VIII e Caterina d’Aragona, Maria I Tudor, penultima della dinastia, regina d’Inghilterra e d’Irlanda. Questa, durante il sedicesimo secolo, divenne famosa per la sanguinaria repressione attuata per ripristinare il cattolicesimo, dopo lo scisma fatto dal padre.

Proprio una Bloody Mary, una Maria La Sanguinaria, non trovate?


Le ipotesi contemporanee

Altra ipotesi, invece, paventa un omaggio all’incantevole attrice Mary Pickford, famosa attrice degli anni Venti del Novecento e acclamata da tutti come fidanzatina d’America. Su questa attribuzione ci sono notevoli dubbi anche perché questa attrice aveva già un cocktail dedicato, che prendeva esattamente il suo nome.

Altra ipotesi ancora è che Bloody Mary si riferisse ad una leggenda metropolitana statunitense legata alla vicenda di Mary Stewart, una quattordicenne ammalatasi di tifo e seppellita viva dal padre, che per vendicarsi di quella atroce sepoltura, lanciò una maledizione per la quale invocando il nome Bloody Mary, per tre volte davanti ad un specchio, si materializza una strega sanguinaria che uccide chiunque sia nei paraggi. Gli amanti del genere horror avranno sicuramente visto il film, terzo capitolo di una trilogia, Urban Legend 3, del 2005 diretto da Mary Lambert.

La ricetta del Bloody Mary: come prepararne uno a regola d’arte secondo l’IBA.

Per realizzare questo drink, rispettando la ricetta IBA (International Bartenders Association) abbiamo bisogno di 90 ml di succo di pomodoro; 15 ml di succo di limone; 2 gocce di salsa Worcestershire; 2 gocce di Tabasco; 45ml di Vodka;  Sale al sedano q.b. e pepe q.b. Come decorazione un gambo di sedano con parte delle foglie da far spuntare circa 5 cm fuori dal bicchiere. Il bicchiere più indicato è un highball di forma cilindrica, adatto proprio al servizio dei cocktail miscelati.

Come da indicazione IBA, questo drink va per l’appunto mescolato direttamente nel bicchiere e non shakerato. A molti però non piace semplicemente servirlo mescolato, ma preferiscono usare la tecnica del throwing, ovvero far passare il liquido da un recipiente all’altro, in cui i passaggi aerei vanno ripetuti in maniera anche molto coreografica, ponendo i due recipienti ad altezze diverse in modo da creare un effetto a cascata. Questo procedimento va ad incamerare aria facendo cambiare consistenza al liquido e quindi rendendo, in questo caso, il vostro Bloody Mary più setoso e liscio, meno piatto insomma.

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