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Cibo e corpo: un legame antico. Dai Baccanali alle (ipocrite e inutili) “cene nude”

Periodicamente, viene fuori l’argomento delle “cene nudi”, delle (noiose e ipocrite) occasioni in cui si cerca di conciliare la presunta “libertà del corpo”con ciò che c’è nel piatto. Vi spieghiamo perché, secondo noi, è una vera ipocrisia oltre che sintomo di scarsa conoscenza del passato. E lo facciamo andando a scomodare la storia e – cosa non da meno! – la nostra amata scienza. Il rapporto tra cibo e corpo – e, ancor più nello specifico, il rapporto tra cibo e sessualità – è ben più antico e complesso di quel che le persone immaginano! 

Nudi al ristorante: la nuova moda. O almeno, così abbiamo letto nei giorni scorsi più o meno su tutti i siti: a New York sta spopolando questo nuovo trend lanciato da una modella in un ristorante di Newnel, quartiere di Lower East Side. Stiamo parlando della così chiamata Füde Dinner Experience, dove per 88 dollari ogni commensale siede a tavola come-mamma-l’ha-fatto, per gustare, (cito testualmente dalle dichiarazione della sua ideatrice) “il proprio io più puro attraverso la cucina a base vegetale, l’arte, la nudità e l’amor per se stessi”. (!!!)

Sarà che in mezzo a troppe notizie brutte che ci arrivano ogni giorno dal mondo, una cosa del genere va a scatenare le nostre fantasie più pruriginose, sarà che, perennemente alla ricerca del commento memorabile, siamo ormai schiavi della battutina, ma la notizia ha fatto il giro praticamente di tutti i social. Accompagnata, ovviamente, da tutto il bagaglio di commenti più o meno cringe, a metà tra il divertito e lo scandalizzato del tipo dove andremo a finire, signora mia?

Associare il cibo al corpo e andare nudi al ristorante è una cosa davvero così nuova?

Facendo qualche ricerca sul web, scopriamo molto facilmente che questa moda non è poi così nuova. La stessa modella e artista che l’ha lanciata adesso, al secolo Charlie Ann Max, organizza questo tipo di eventi da almeno tre anni, solo che prima erano solo su invito, adesso sono aperti a chiunque desideri fare un’esperienza del genere.

Nel 2015 si poteva fare la stessa cosa a Milano, nel 2017 a Londra, nel 2018 a Parigi. Tutte realtà naturiste presentate come esperienze rivoluzionarie che, dopo un primo momento di curiosità, in breve tempo hanno chiuso i battenti.

A questo punto diventa lecito domandarsi se davvero questo tipo di eventi siano troppo avanti per essere comprese appieno dagli avventori o se siano solo dei bluff destinati a una vita breve perché privi di un vero obiettivo. In altre perole: perché dovremmo decidere di mangiare nudi al ristorante?

A cena nudi: mi raccomando, vietato fare i maliziosi!

Esiste una cosa che accomuna tutte le realtà che vi ho menzionato poco fa: ogni volta i proprietari dei vari ristoranti nudisti o gli ideatori di questi eventi si affannano a sottolineare che il naturismo, la filosofia a cui loro si ispirano, non ha niente a che vedere col sesso. No no, scordatevi ambientazioni alla Eyes Wide Shut! In tutto questo non c’è niente di erotico!

E lì giù a spiegare che il naturismo è il contatto con la natura nella sua forma più pura, che pensare di andare a queste cene solo buttare un occhio a corpi nudi è sbagliatissimo, è da pervertiti, e noi no, non siamo pervertiti! Noi siamo solo persone a loro agio col proprio corpo!

Un inciso che sa di ipocrisia. Vediamo perchè

Se è vero che il manifesto del naturismo si propone come una liberazione del corpo umano dalla malizia (e dal suo contrario, il pudore) per restituirlo in una dimensione, in teoria, asessuata, nella pratica poi non sembra proprio così. Mi spiego meglio, facendo un esempio. Fare un bagno in mare o prendere il sole completamente nudi non ha, nelle intenzioni dei naturisti, niente di provocatorio o di erotico. E questo almeno in teoria, ripeto. Se siete mai stati in una spiaggia nudista forse vi siete resi conto che tra la teoria e la pratica c’è di mezzo la naturale reazione del corpo umano agli stimoli visivi.

Tra i tanti argomenti che la filosofia naturista si propone di affrontare, inoltre, c’è sicuramente quella del legame tra il consumo alimentare, il rapporto con la natura e il rispetto dell’ambiente. Non è un caso che questo tipo di ristoranti si basino sempre su menù a base vegetale, con tutte le contraddizioni annesse e connesse del caso.

Quindi, i corpi nudi non dovrebbero farci pensare a malizie di vario genere, almeno secondo gli organizzatori. E già qui potrebbe risultare molto difficile. Altrettanto impossibile, però, scindere il cibo dall’elemento sessuale. E adesso andiamo a spiegarvi il perché.

La relazione tra cibo e corpo – e nella fattispecie, tra cibo e sesso – è molto più antica della (moderna) filosofia naturista, nonché legata a doppio filo a reazioni chimiche del nostro corpo.

Alimentazione e sesso sono due fondamentali bisogni primari, legati all’istinto, al piacere, al gusto, all’olfatto (a proposito, dovreste scoprire tutti gli articoli dedicati ai sensi della nostra sezione Scientifica-Mente!). Tanto per fare un esempio a noi vicino, per i Greci e i Romani tavola e letto sono sempre andati molto d’accordo. Ad esempio, ricordate i Baccanali?

I romani ossessionati dai cibi afrodisiaci: la fortuna delle ostriche

La ricerca spasmodica di cibi afrodisiaci, capaci cioè di accendere tutti i sensi facendo godere corpo e mente, era una vera ossessione. Il repertorio gastronomico dei romani allude inequivocabilmente al sesso, sia maschile che femminile. Un esempio su tutti? Le ostriche – nate dalle spume del mare come Afrodite e per questo motivo considerate uno dei cibi più afrodisiaci in assoluto e associato ai genitali femminili – per le quali i romani erano disposti ad inviare in Bretagna flotte di schiavi che si accaparrassero le ambite conchigliette, pagate a peso d’oro. C’è anche un motivo chimico, ovviamente scoperto in tempi recenti: le ostriche sono ricchissime di zinco, elemento fondamentale per lo sviluppo di testosterone. Inoltre, lo zinco contenuto nelle ostriche favorisce un deciso rilascio di serotonina.

Peperoncino, crostacei e cioccolato: l’arte amatoria cominciava da qui

Non solo ostriche però. Pensiamo a tutti i crostacei, considerati peccaminosi perché associati al demonio, dato che secondo la credenza popolare camminano all’indietro (non è esattamente così, ma questa è un’altra storia!). E ancora, il peperoncino, considerato il primo viagra della storia grazie all’effetto vasodilatatore della capsaicina. Infine, ma la lista sarebbe lunghissima, dobbiamo ricordare quello che veniva chiamato dai Maya “cibo degli Dei”, e il cui consumo era riservato solo a sovrani e guerrieri: il cioccolato. La combinazione di caffeina, teobromina e feniletilamina presenti nel delizioso alimento forniva energia, accelerando il battito cardiaco e aiutando uno stato di eccitazione generalizzato.

La sfogliatella napoletana? Il dolcetto di un rito orgiastico, quello di Piedigrotta

Vi abbiamo parlato lungamente della sfogliatella napoletana, raccontandovi le sue vicissitudini tra verità e leggende. Ebbene, bisogna ricordare che anche la sfogliatella nacque (nella sua forma super-primordiale) come elemento di cibo inserito in un contesto di festa orgiastica. Nella fattispecie, era un dolcetto di farina, grano e ricotta dolce da consumare durante i festeggiamenti nell’antro di Piedigrotta, un antichissimo rito pagano derivante dagli esperimenti dionisiaci. Lasciamo a voi la fantasia del contesto di consumo di sfogliatelle nel passato!

Il sushi e il sahimi? Meglio su un corpo nudo (?)

Spostandoci nel tempo e nello spazio, non possiamo non ricordare anche l’incredibile successo che ha sempre avuto il Nyotaimori, letteralmente “servire (i cibi) sul corpo femminile”, ovvero la pratica giapponese di mangiare sushi e sashimi dal corpo di una donna nuda. Oggi è diffusa in alcune tipologie di ristoranti di lusso diffusi un po’ ovunque, dagli Stati Uniti all’Europa, ed è conosciuta da noi occidentali come body sushi o naked sushi.

Da sempre, insomma, si sono create occasioni per bilanciare e conciliare il cibo col corpo e il sesso. Risulta quindi un po’ irrealistico, oltre che ipocrita, proporre cene e luoghi dove si può desinare tranquillamente nudi bandendo (almeno apertamente, almeno a parole) il discorso sesso.

Questo è il motivo per cui, a mio avviso, la fortuna di questi posti è limitata nel tempo.

E quindi, alla luce della storia e della scienza: ha davvero senso andare nudi al ristorante?

Questi eventi, diciamolo chiaramente, se davvero di svolgono come viene raccontato, devono essere noiosi fino all’inverosimile. Gli uomini, tanto per cominciare, devono essere attentamente selezionati e referenziati. Qualcuno deve garantire per loro, per evitare rischi. Le donne dichiarano di andarci per curiosità, per migliorare il rapporto con il cibo e con il proprio corpo, per parlare di cose come femminismo, patriarcato, diritti e politica. Insomma: cheppalle! Niente che non si possa fare vestiti durante un seminario universitario, non trovate?. Anzi, a dirla tutta, la filosofia nudista sarebbe “nudi quando possibile, vestiti quando è pratico”. Mangiare nudi non è affatto pratico, tantomeno comodo. Ancora un altro elemento che rende questi avvenimenti decisamente… inutili.

Gli antichi erano molto meno ipocriti di noi. E quindi, cosa si potrebbe fare?

Già ammettere che la relazione tra corpo e cibo – e tra sesso e cibo – è indissolubile e da non nascondere, sarebbe un passo in avanti. Dopotutto, vi abbiamo menzionato Baccanali, riti dionisiaci e feste che sono andate avanti per millenni. E spesso, vanno avanti anche oggi, trasformate secondo le ritualità delle religioni di maggioranza. Volete andare a cena nudi? Abbiate il coraggio di organizzare cene erotiche, senza nascondervi dietro al dito del perbenismo, senza edulcorare la pillola, senza scomodare la New Age. Quello sì che sarebbe un vero atto di liberazione. E i perbenisti? Per dirla col poeta polacco Stanislaw Jerzy Lec, potrebbero portare due foglie di fico…sugli occhi!

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