Ebbene, preparare il vero ramen giapponese in casa è una sfida.
Mi piace moltissimo la cucina giapponese ma replicarla in casa mi ha sempre spaventato un po’.
Complice questa nuova avventura con Gastomica-mente ho deciso che era il momento di superare questa ritrosia e cominciare con il ramen mi è sembrato coraggioso, a tratti spericolato.
Cos’è e come fare il ramen giapponese?
In Giappone e nel resto del mondo resta uno dei piatti più indicativi del Sol Levante. In Italia è ancora poco conosciuto, perlomeno rispetto rispetto al sushi o alla tempura.
Nonostante oggi si identifichi il ramen con il Giappone, questo piatto giunse nell’Impero del Sol Levante dalla vicina Cina.
No, non è una semplice zuppa:
Di base è una zuppa dove il brodo fa da collante a diversi elementi che uniscono terra e mare. Ne esistono infinite versioni ed ogni regione ne ha una sua variante tipica.
La mia ricetta è un mix tra tante, spero per questo di non dover fare harakiri.
Ho scelto un brodo a base di miso, di non marinare le uova, di usare la pancetta di maiale e per i funghi ho preferito gli enoki freschi agli shitake secchi.
Reperire gli ingredienti non è stato difficile qui a Bergamo dove c’è un negozio specializzato nel quale ho rischiato di lasciare il mio intero conto in banca.
Se avete difficoltà a reperire ingredienti etnici esistono molti negozi online che ve li consegnano direttamente alla porta di casa.
Comodo, anche e soprattutto per salvaguardare il conto in banca.
Chimica di un ramen
Durante le mie ricerche per gli ingredienti di un ramen perfetto, mi sono imbattuta nella storia del suo sapore. Sì, perché il ramen, grazie alla presenza (spesso c’è, ma potrebbe anche non esserci) dell’alga Kombu, ha un sapore umami che va dal tiepido al deciso.
Cos’è l’umami?
L’umami è a tutti gli effetti il quinto gusto, codificato soltanto all’inizio del Novecento dal chimico giapponese Kikunae Ikeda, e si ottiene grazie alla presenza nell’alga (e di moltissimi altri cibi) del glutammato monosodico e dei suoi sali. Il glutammato monosodico è presente anche in molti cibi noti alle tavole occidentali, come ad esempio i formaggi, i pomodori, gli insaccati.
Oltre ad essere naturalmente presente nei cibi, è anche prodotto tramite fermentazione batterica: si ottiene in laboratorio una polverina bianca, da aggiungere ai cibi. Solitamente lo si ritrova nei cibi confezionati come un innocuo esaltatore di sapidità: spesso il glutammato è stato messo sotto inchiesta, sotto processo (la famosa Sindrome da Ristorante Cinese), ma la scienza non è riuscita a cavarne un ragno dal buco: almeno fino ad oggi, pare che il glutammato monosodico non faccia male alla salute.
Ecco gli step da seguire per fare il vero ramen giapponese!
Godetevi il vostro ramen e scoprirete che il tempo impiegato a prepararlo sarà ampiamente compensato dalla sua bontà.





