Trapizzino è ormai sinonimo di street food, di ricette della tradizione riequilibrate nella chiave contemporanea.
Trapizzino, a Roma, è una tappa obbligatoria
A Roma, ci sono delle tappe obbligatorie da rispettare per vivere nel “mood”: entrare nel Pantheon durante un giorno di pioggia, osservare l’immensità del Colosseo, dal Gianicolo osservare la Città Eterna con una birra fredda in mano e un supplì rovente nell’altra, carico di sugo.
E poi, da una ventina d’anni, c’è Trapizzino: una tappa obbligata che vi sporcherà i vestiti ed ingrasserà le dita. Trapizzino è letteralmente un monumento vivo e transitorio dell’era contemporanea fatto di angoli di pizza e condimenti golosi e sufficientemente accomodanti.
| INDIRIZZO | Via Giovanni Branca 88 – Roma |
| ORARI DI APERTURA | Domenica – Giovedì 12:00 – 00:00 Venerdì – Sabato 12:00 – 01:00 |
| TELEFONO | +39 0643419624 |
| SITO WEB | https://www.trapizzino.it/trapizzino/trapizzino-roma-testaccio/ |
| info@trapizzino.it | |
| PRENOTAZIONE | NO |
Trapizzino propone un delizioso involucro di pasta con dentro la storia della gastronomia italiana e internazionale:
Una tasca di pasta lievitata, riempita abbondantemente, opera di uno degli Imperatori Gastronomici romani: Stefano Callegari. A Testaccio, la prima sede di un business che, dal 2005 al 2013, ha letteralmente spiccato il volo.
Come ho conosciuto Trapizzino?
Circa sette anni fa, mi sono letteralmente seduta per 30 minuti davanti a Callegari, osservandolo sfornare una dozzina di trapizzini alla Picchiapò (ricetta di recupero fatta di carne lessa, ripassata in padella con cipolla e pomodoro). Da allora, tutti i miei affetti che passano in città hanno d’obbligo una sosta in uno dei Trapizzino. Qualche giorno fa, sono stata sul luogo del delitto per tenere fede al mio giuramento.
Che il viaggio abbia inizio!
Di pomeriggio, c’è poca gente per il quartiere. Il locale è stranamente silenzioso, poche comande all’attivo. Ordino 3 trapizzini e 3 fritti da portare a casa. Possibile anche scegliere alcune birre (con presenza di etichette artigianali) e dolci.
Il mio menù da Trapizzino:
La mia scelta prevede: pollo alla cacciatora, da cui tutto è iniziato; parmigiana di melanzane; involtino alla romana, un sugo che ancora mi mancava all’appello.
Sul fronte dei fritti, la scelta è ampia: opto per la polpetta di bollito, il supplì all’amatriciana e quello carciofi e taleggio. Tutto è impacchettato e messo in busta.
Finalmente sono a casa: tutto è pronto per immergermi nell’esperienza gastronomica romana
Vado a casa, mi metto comoda sul divano e assaggio. Il bello del take away.
Partiamo dalla polpetta di bollito: corazza spessa e asciutta, in pieno stile Callegari, di sostanza.
Il ripieno di carne è grosso e sincero, saporito e piacevolmente smorzato dalle tinte più acidule della salsa verde inglobata nell’impasto.
Si passa ai due supplì, indistinguibili all’aspetto.
Azzannando il primo, scopro che è all’amatriciana: il profumo affumicato del guanciale è intenso e avvolgente, il chicco leggermente asciutto per i miei gusti, ma nel complesso si fa mangiare.
Apro il secondo, che per esclusione dovrebbe essere ai carciofi e taleggio, ma invece… sorpresa! Mi ritrovo di nuovo un supplì all’amatriciana: la commessa si sarà sbagliata, sono i rischi del take away d’altronde. Tanto bello, quanto pericoloso.
Un po’ triste dal mancato assaggio del supplì al taleggio, affronto il tris di trapizzini.
Quello con pollo alla cacciatora è da primo posto nella mia personale classifica di gradimento. Il rosmarino, il vino bianco, l’aglio sono dosati alla perfezione e permeano la carne di pollo tenera e saporita come nessuna mai.
Sarà il binomio pizza – pollo (argh! A qualche italiano messa così potrebbe non piacere!), i succhi di cottura che bagnano la tasca di pasta, o qualcosa di ancora misterioso, che rende tutto davvero peccaminoso e paradisiaco al tempo stesso.
Stefano Callegari è democratico e accontenta tutti. La sua parmigiana è un’ode all’unto e al godimento massimo. La polpa della melanzana è spessa e succosa, giustamente avvolta da Parmigiano, pomodoro e basilico.
Il morso sa di estate, di festa. Ci piace assai.
Ultimo ma non per importanza, l’involtino alla romana annegato nel sugo fresco di pomodoro. Dunque fettine di manzo ripiene di carote, sedano e un salume a scelta, che può essere la mortadella come il prosciutto o la pancetta, rosolate e avvolte dalla salsa di pomodoro. Un secondo buono, non troppo pesante, che ben si accomoda nella tasca di pizza croccante.


